Occhiali rosa per noi commercialisti, per i nostri clienti, per il nostro Paese!

Occhiali rosa per noi commercialisti, per i nostri clienti, per il nostro Paese!

di Patrizia Bonaca ODCEC di Roma, Presidente associazione Industria dell’esperienza

Io ci credo, voglio crederci: la nostra categoria rappresenta la leva competitiva che potrebbe fare la differenza in questo momento storico, economico e sociale del paese. Dobbiamo però partire da noi stessi…e dimostrare che siamo capaci di uno sforzo in più!

Tornando indietro nel tempo e andando a leggere del materiale sulla crisi economica del ’29, non posso fare a meno di rilevare alcune analogie con il periodo che stiamo attraversando con anche l’opportunità che può derivarne. La crisi rappresentò per gli Stati Uniti una grande occasione per ripensare il modello di società e ricostruire un tessuto economico, politico e finanziario, esaltando i diritti individuali e sociali.

La crisi del ’29, comportò un rallentamento generale della vita economica cosi come ora assistiamo al dilagarsi di un atteggiamento pauroso che ha l’effetto di comprimere i consumi e di portarci verso la temuta deflazione.

Ed è proprio in questo scenario che può inserirsi l’elemento di differenza portato dal commercialista di nuova specie: avere fiducia in se stesso con la capacità di instillarla nei suoi clienti affinché si possa interrompere un circolo vizioso basato sulla paura e destinato al fallimento. Fiducia nel senso di un atteggiamento che preveda una valutazione positiva dei fatti, a prescindere dal dato apparente, e che produca un sentimento di sicurezza e tranquillità.

Esiste sempre un ulteriore significato e modo di interpretare un evento, sta a noi notare e far notare quello più positivo e stimolante.

Dobbiamo innovare il nostro modo di essere commercialisti, rafforzando il nostro ruolo sociale come figura inter partes tra le istituzioni e i cittadini… allo stato attuale oserei dire che è diventata una esigenza economica,  per noi stessi e per il sistema sociale. Aprirci ad una nuova formazione deontologica che comprenda gli strumenti di counseling ci può aiutare a mettere in pratica quella che può definirsi la riflessione in azione, e cioè quell’abilità e comprensione che va oltre le competenze tecniche e che scaturisce dall’aver effettuato una sintesi con delle competenze trasversali umanistiche. Si può parlare di una sorta di esercizio d’intelligenza, una sorta di processo conoscitivo da cui scaturiscono nuove ipotesi interpretative necessarie all’ imprenditore, in questo momento economico del paese.

Mediante la riflessione sull’azione e nel suo corso, possiamo acquisire un’expertise capace di guidare la nostra pratica professionale imparando un modo che permetta di riflettere nell’azione senza interromperla. In questo momento di necessità economica è necessario farci carico di questo ruolo strategico, orientandoci verso una nuova formazione che ci permetta di diffondere un sapere propulsivo e positivo per trovare la chiave strategica dell’evoluzione e il progresso della società.

Solo assumendoci la responsabilità di diventare propulsori del progresso sociale potremo unire la nostra soddisfazione con quella dei nostri clienti e del nostro paese.
E’ in atto un vero e proprio cambio di paradigma che esalta l’uomo e le relazioni, per questo è necessario acquisire un pensiero operativo positivo strategico che riposizioni gli interessi dando la priorità a tutto ciò che esalta la nota originale di ciascuno di noi e che si riflette nel lavoro che svolgiamo. L’unica cosa di cui aver paura è la paura! (Roosvelt)

Un pensiero real positivo che aiuti a cambiare la direzione del nostro sguardo, spostando l’attenzione su quello che realmente sentiamo di voler fare, per noi e per i nostri clienti. …questo è il momento per fare quello che sogniamo e che sentiamo corrisponderci in pieno…è questa la lezione da apprendere e che farà la differenza nel futuro.

Quindi il commercialista come facilitatore dell’iniziativa personale e portatore di consapevolezza e fiducia, per trainare l’economia del paese e per dare un senso etico e olistico al nostro lavoro.

Per concludere, ritengo che il periodo che stiamo attraversando, abitualmente chiamato “crisi”, costituisca un nuovo modo di essere, di vivere, di lavorare, di pensare…e quindi sarebbe più giusto chiamarlo opportunità per rivedere e aggiornare tutto ciò che oramai si presenta obsoleto e che ci circonda. Solo noi che abbiamo i piedi ben saldi a terra possiamo permetterci questo salto culturale e aprirci verso un nuovo che avanza…

 “L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia tutto il mondo“ Albert Einstein

Articolo pubblicato dalla rivista IL COMMERCI@ALISTA Anno III di maggio 2014 in allegato pdf



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