Italian Quality: un disegno di Legge a tutela del made in Italy

Italian Quality: un disegno di Legge a tutela del made in Italy

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Che cosa significa incidere positivamente sui cambiamenti in corso? Occorre partire innanzitutto da chi siamo e da quello che sappiamo fare: dall’essere e dal produrre, appunto, Made in Italy. Cioè fare l’Italia. La fase che stiamo vivendo ha bisogno di riforme e di una visione strategica per ricollocare le nostre capacità, per innovare la nostra economia e i nostri modi di produrre. Una necessità di trasformazione che viene da lontano, scandita dal ritmo veloce della globalizzazione e dalla continua ricerca di equilibrio tra il dinamismo della competizione, la qualità e sostenibilità della crescita e dello sviluppo, e il bisogno – intrinseco a questa scelta – di etica, giustizia sociale, trasparenza, sicurezza ambientale e del lavoro. Proprio per questi motivi, è fondamentale sostenere la produzione italiana di qualità in tutti i settori, tratto distintivo dell’eccellenza che caratterizza la nostra stessa identità e che non appartiene solo ai grandi marchi, più o meno famosi in tutto il mondo, ma a tutti quegli imprenditori che quotidianamente competono nei mercati internazionali producendo bellezza, qualità e innovazione.

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Il disegno di legge “Istituzione del marchio “Italian Quality” per il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti italiani, e attraverso l’istituzione di un marchio (“Italian Quality” appunto), può sopperire all’attuale carenza di informazioni e di garanzie; sarà possibile consentire, contemporaneamente, sia una maggior tutela per produttori e consumatori, sia condizioni di equa e trasparente competizione. Questo disegno di legge, al fine di valorizzare e tutelare le produzioni italiane di eccellenza sul nostro mercato come sui mercati terzi, propone di istituire il marchio “Italian Quality” come marchio collettivo (e cioè di proprietà pubblica), applicabile a qualunque settore, ed accessibile su base volontaria; si tratta di uno strumento di politica industriale, utile per recuperare competitività sostenendo, davvero, chi investe in qualità e innovazione dei prodotti, dei processi produttivi, favorendo le scelte di rientro di imprese oltreché certificando le filiere produttive dotate di certificazione europea e internazionale di qualità. Un marchio di proprietà dello Stato è inoltre ulteriore garanzia per utilizzatori e consumatori, specialmente contro le eventuali contraffazioni dei prodotti di qualità; valorizza i prodotti di brand non ancora famosi; è così, allo stesso tempo, marchio di visibilità e strumento di tutela dei prodotti nostrani che va anche oltre l’attuale disciplina del Made in Italy. È, in sostanza, un “passaporto per le merci” che permette loro di essere riconosciute dai consumatori nel mondo. Il marchio assolve ad una duplice funzione, quella di fornire al consumatore un’informazione aggiuntiva sul prodotto che intende acquistare, e quella di prevenire pratiche fraudolente da parte di produttori e importatori.
La scelta del nome «Italian Quality» ha inteso superare la confusione terminologica che può intervenire tra «marchio» e «marcatura d’origine» che alcuni prodotti possono già vantare. La ratio sottesa all’istituzione del marchio collettivo, infatti, fa riferimento all’esigenza di maggiore trasparenza circa l’origine dei prodotti, laddove anche il «luogo di produzione» fa parte del «come del processo produttivo», nel senso che l’attività svolta in un certo Paese risponde sia a specifiche tradizioni che a specifiche normative, le quali si riflettono inevitabilmente sull’atto produttivo e, quindi, sul prodotto. Secondo questa prospettiva, le caratteristiche qualitative intrinseche e oggettive del prodotto marchiato «Italian Quality» costituiscono evidentemente una conseguenza inscindibile e imprescindibile del fatto che più fasi del processo produttivo sono avvenute nel nostro Paese. In sostanza, si tratta di mettere il consumatore in condizioni di riconoscere le produzioni italiane per le quali non solo «l’ultima trasformazione sostanziale» è stata realizzata nel territorio nazionale (questa una delle condizioni a fronte delle quali è possibile il rilascio del marchio), arrestando così quell’indubbia diluizione del valore reputazionale del «Made in Italy» determinatasi a seguito dell’incremento degli scambi import-export dei primi anni duemila, in assenza di un obbligo di marcatura d’origine sui prodotti a livello europeo. L’istituzione del marchio è quindi volta all’identificazione dei prodotti italiani che presentano caratteristiche di eccellenza, cioè quei prodotti finiti che hanno subìto nel territorio italiano almeno un’operazione ulteriore e precedente l’ultima trasformazione, realizzati da artigiani ed imprese, iscritti alle camere di commercio e aventi domicilio fiscale nel territorio italiano, che riportano la marcatura d’origine Made in Italy, in ottemperanza al codice doganale dell’Unione Europea.
Del resto, ad esempio nel settore agroalimentare, l’importanza dell’istituzione di un marchio collettivo è sempre stata particolarmente sentita. Il mancato riconoscimento e la non adeguata tutela, in alcuni Paesi, del sistema delle denominazione di origine, sistema comunemente adottato nell’Unione Europea e che ha consentito una corretta identificazione dell’origine e della qualità di un prodotto da parte del consumatore finale, ha spesso generato l’infiltrarsi di imitazioni, meglio dire contraffazioni, talvolta paradossali (Coldiretti organizza un evento, denominato “salone degli inganni” in cui vengono esposte le principali frodi internazionali ai danni dell’agroalimentare italiano), che altro non hanno fatto se non confondere il consumatore finale, con grave danno per le esportazioni nazionali. La cosiddetta contraffazione alimentare rappresenta, secondo alcuni studi, un danno per l’economia italiana di quasi duecento milioni di euro al giorno! Non è quindi più il tempo di procedere divisi, ma di vedere un unico traguardo comune che possa portare ossigeno all’economia nazionale, difendendone le produzioni di qualità. Del resto le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche necessitano, in taluni mercati esteri, di un’implementazione di tutela che il marchio «Italian Quality» può veramente fornire, aggiungendosi, dove presenti, alle convenzioni che stigmatizzano la concorrenza sleale nell’utilizzo ingannevole di denominazioni e di espressioni non corrispondenti all’effettiva origine del prodotto ed alla qualità dello stesso. Troppo spesso si vedono infatti, in nazioni straniere, etichette riportanti nomi in lingua italiana, adottati con il solo scopo di far credere al cliente che il bene in vendita abbia qualche attinenza con il nostro Paese.
Nonostante la frammentazione settoriale, che è caratteristica della produzione italiana di qualità, il marchio «Italian Quality» consentirà ai produttori nazionali un ulteriore vantaggio competitivo, applicando una concreta sintesi strategica ed affrontando con maggior determinazione le aree di sbocco, nuove o tradizionali che siano. Sociologicamente parlando, del resto, è chiaro che, per incidere positivamente sui cambiamenti economici in corso, occorra valorizzare e proteggere, insieme alla produzione italiana, anche il nostro stile comunicativo che ci contraddistingue nel panorama mondiale. Noi Italiani siamo un popolo aperto, gioioso e solare. La nostra comunicazione è animata, schietta, potremmo dire “strillata”. La conversazione è quasi una forma d’arte che accompagna il nostro gusto per la buona cucina, la moda, il design. E allora, perché non valorizzare “l’eccellenza comunicativa italiana” facendola rientrare tra i settori del marchio collettivo “Italian Quality”? Un giacimento storico culturale comunicativo da cui si origina il modello italiano fatto di un sapiente intreccio di empatia, tradizioni, talenti, pronto per essere esportato in tutto il mondo.
In sostanza, la creazione di un passaporto relazionale che si unisce a quello dei prodotti, per costruire dei racconti intorno all’eccellenza italiana in uno stile internazionale che esporta le nostre tradizioni insieme agli aspetti positivi del nostro modo di comunicare. Essendo più concentrati su di noi, senza sacrificare l’innata empatia italiana,  possiamo lasciare spazio ad una osservazione creativa necessaria a descrivere l’orgoglio nazionale in un momento di crisi di valori sociali e non solo economici. Il marchio “Italian Quality” può rappresentare una nuova modalità espressiva e comunicativa, per dare spazio al nostro popolo, composto da  intellettuali, artisti, artigiani, professionisti e imprenditori, esaltando la qualità del proprio lavoro ed del proprio capitale sociale relazionale. È quindi auspicabile che la libertà di una scelta informata dei consumatori e la piena tutela dei prodotti italiani veda il più presto possibile il proprio pieno compimento. Si potrebbe affermare che si tratta di una seria questione di democrazia: per questo dobbiamo tutelare in ogni modo la nostra tradizione, fatta di eccellenze, di filiere territoriali e globali, di piccole e medie imprese, di qualità, di lavoro e di capacità uniche, per raccontare il nostro Paese, la nostra bellezza, il nostro stile di vita.

Fonte PRESS, rivista ufficiale del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, numero di GENNAIO 2015, pag.41

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