Commercialisti, cambiamento e spiritualità !

Commercialisti, cambiamento e spiritualità !

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Patrizia Bonaca Domenico Calvelli

Commercialisti, cambiamento e spiritualità
di Domenico Calvelli, Presidente ODCEC di Biella e Patrizia Bonaca, ODCEC di Roma.

Come si possono accostare queste tre categorie? Apparentemente i commercialisti hanno ben poco a che vedere con la spiritualità, mentre al cambiamento, ma solo a quello, continuo, delle norme, sono decisamente avvezzi. La nostra professione è da sempre definita “libera” ed “intellettuale”, concetti questi che possono essere interpretati in maniera più profonda e vissuti per quello che veramente significano. L’attuale fase storica ci vede, come uomini, spettatori di cambiamenti che vanno ben al di là delle ossessive scadenze fiscali o delle mirabolanti invenzioni del Legislatore. Siamo testimoni di un cambiamento epocale che riguarda il rapporto tra le persone, e quindi tra i professionisti stessi. In fondo noi serviamo le imprese, i privati cittadini, gli enti, che sempre più ci chiedono ausilio nell’interpretazione e nell’applicazione di norme tecniche molto spesso confuse e contraddittorie. E in questo usiamo il nostro “intelletto” che, “liberamente”, ci spinge a trovare soluzioni, delle quali ci assumiamo la nostra responsabilità morale e materiale. Ma quello che ci sfugge è che le soluzioni che troviamo non sono “esterne” al nostro mondo, ma sono parte di noi poiché noi, a nostra volta, siamo parte integrante del mondo che ci circonda. Ecco che allora, al di là dei tecnicismi che appartengono alla mera materialità e che ad essa vengono confinati, nella professione c’è dell’altro; esiste una “cosa” che si chiama coscienza e dalla quale promana l’intelletto che noi usiamo nella soluzione dei problemi quotidiani. Non si tratta qui di tirare in ballo né l’etica né la morale, parole peraltro decisamente abusate, a volte anche da chi non ne conosce il significato più intimo; si tratta invece di guardarsi intorno, orientarsi, capire dove ci troviamo e che rapporto vogliamo tenere con gli altri, i nostri colleghi, i nostri clienti, le istituzioni. Perché qui sta il punto; sapere che siamo tutti sulla stessa barca, che è terminato il tempo delle divisioni (tempo “diabolico”, poiché “diàbolos” in greco è colui che si mette di traverso, che separa), che non possiamo più fare a meno dell’altro, verrebbe da dire, un tempo “olistico”, dalla parola greca “holos” che significa intero. Non è da trascurare questo dettaglio: la nostra attività di consulenza sgorga dal nostro intero ed è in interazione con l’organizzazione oggetto del nostro studio.
In pratica, l’aspetto emotivo e spirituale di una organizzazione è come l’involucro che contiene nel suo interno tutte le manifestazioni oggettive e visibili per le quali veniamo chiamati ad operare.
Proviamo, allora, a considerare le organizzazioni, le aziende, nella loro interezza piuttosto che nelle singole persone, o divisioni, o livelli, o reparti che le compongono. Secondo questo approccio daremo importanza all’invisibile insito tra le righe della dimensione emotiva, sociale, fisica e spirituale dell’azienda.
Significherà non limitarsi ai meri tecnicismi, ma alzare la nostra visione che potrà stimolare il “percorso di guarigione” che inevitabilmente si ripercuoterà nel sistema paese. Ad esempio, dare importanza alla storia di un’organizzazione potrebbe essere un buon punto di partenza per un approccio consulenziale di tipo olistico;
Questo approccio olistico, innovativo e dirompente, valorizza l’interazione tra il razionale e lo spirituale che secondo l’olismo è ciò che ci indirizza nella vita e ci conferisce un senso di felicità interiore.
Quindi …commercialisti, cambiamento e spiritualità verso un nuovo modo di operare, che include e non esclude, come sfida vincente di una crisi antropologica che ci impone inesorabilmente di rivedere i nostri schemi ripetitivi, oramai obsoleti. Lo stesso Papa Francesco, rimettendo l’uomo al centro delle scelte economiche, in una delle sue famosi frasi sostiene: In questo periodo di crisi è importante non chiudersi in se stessi, ma aprirsi, ed essere attenti all’altro.
Questa visione può restituirci la motivazione che al tempo originò il miracolo economico italiano, può aiutarci ad inventare un nuovo modo di fare economia e fare di noi commercialisti la chiave d’oro di questo rinnovamento, e di questo, perché no! secondo miracolo italiano.

Fonte PRESS, rivista ufficiale del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, numero di ottobre 2014



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